La casa e il mondo, Rabindranath Tagore Essere senza destino, Imre Kertesz Observatory Mansions, E. Carey Don Chisicotte, Cervantes Il porto delle nebbie, Simenon Utz, Chatwin Io, robot, I. Asimov I nomi, Don DeLillo L'opera struggente di un
formidabile genio, D. Eggers Il Dio delle piccole cose A. Roy Cime tempestoseE.Bronte
Twin Peaks, D. Lynch Matrix Reloaded, Wachowski brothers eXistenZ, D. Cronenberg Dead man,Jim Jarmusch Casomai, A. D'Alatri La cena dei cretini, F. Veber Fight Club, D. Fincher The dreamers, Bertolucci Buongiorno notte, Bellocchio La meglio gioventu'M.T.Giordana
Il corriere della sera, il piu' migliore quotidiano fra tutti i quotidiani d'italia, e del mondo e del sistema solare degli ultimi 150 anni, anzi ma che scrivo, dal 1456, e il suo coraggioso direttore Ferruccio il gentiluomo, ci ricordano quanto sono bravi.
(Questo geranio e' durato piu' a lungo di Bush the young, noi si puo' resitere piu' a lungo di B. the imbecile)
im·be·cile(mb-sl, -sl)
n.
1. A stupid or silly person; a dolt.
2. A person whose mental acumen is well below par.
3. A person of moderate to severe mental retardation having a mental age of from three to seven years and generally being capable of some degree of communication and performance of simple tasks under supervision. The term belongs to a classification system no longer in use and is now considered offensive.
Il commento di uno dei miei 2 lettori di questo bi-blog mi ho ricordato che di pari passo alla serie A e' cominciatoa pure la stagione del football (americano) universitario e cosi' sono andato a recuperare questa vecchia email:
E' sabato e per tutte le universita' sparse sul suolo usa l'atmosfera si fa piu' frizzante e si sentono le vibrazioni e le tensioni emotive nell'aria. Migliaia di studenti si vestono e si dipingono con i colori della loro universita' e si incamminano con birre, hotdog e cheeseburgers verso lo stadio. Alle 10 di mattina il traffico e' gia' caotico, centinai di agenti son sparsi per la citta' per regolare l'afflusso di decine di migliaia di pickups di ex studenti ora 30enni, 40enni, 80enni etc che tornano alla loro universita' per andare a vedere la partita di ohio state contro michigan state, ad esempio. La partita e' alle 3 di pomeriggio ma la festa comincia ore prima, si parcheggia il truck nel prato, si pianta li' la griglia e s'accende il barbecue e si inizia con la birra, discutendo sul 4-4-2 di mancini o sulla nuova fidanzata di ronaldo (si fa per dire).
Tutto va avanti cosi' fin verso le 2, poi si prende e ci si muove in mezzo alla folla in direzione stadio (120mila persone, a state college). All'ingresso ti perquisiscono solo se gli dici che stai trasportando uno zaino o una borsetta, si fanno le scalinate come a san siro per raggiungere il proprio posto. A differenza di san siro dove prima della partita non succede niente qua subito interviene la banda, dei gran simpaticoni, e le cheerleaders, che pero' daranno il meglio nell'intervallo. Alle 3 e' il kick-off, e al partita va come deve andare ma ci sono un paio di cose da notare: l'arbitro non viene riconosciuto unaninamente cornuto e a nessuno viene augurato di morire o di andare a cagare durante la partita. Poi come dicevo c'e' l'intervallo dove con la banda e le coreografie varie a volte ci si diverte piu' che durante la partita, poi il secondo tempo (con il terzo e quarto quarto, come d'uso qua), A fine partita ricomincia la banda che accompagna coi suoi ritmi trionfali all'uscita, dove tornati al pick-up poi si riparte da dove si era cominiciato, si riaccende il fuoco, si ritiran fuori le birre e si va avanti cosi' fino a che viene notte, o troppo freddo.
Partendo dalla valle felice in direzione nord si raggiunge presto l'80, sulla quale si puo' fare il cost-to-cost, da New York a San Francisco mi sembra, la si percorre per una ventina di miglia in direzione ovest e si esce per imboccare la 153. La' si e' gia' in mezzo al nulla, c'e' solo la striscia d'asfalto che taglia boschi e foreste, sale su qualche collina e a tratti si affianca alla vecchia ferrovia, e bisogna fare attenzione, soprattutto se e' quasi al tramonto, ai cerbiatti che attraversano la strada. Si puo' viaggiare ascoltando alla radio qualche stazione religiosa con l'invasato predicatore che aspetta la venuta del Signore in Pennsylvania o l'annuncio della fiera dei mirtilli per raccogliere i fondi per il nuovo impianto elettrico della chiesa battista, oppure si puo' ascoltare il CD del concerto della mannoia con degregori e pino daniele, finche' quasi passati nello stato di New York, ad un'oretta dal confine col Canada si arriva al'Allegany State Park.
Coi nostri compagni di viaggio troviamo il campeggio e montiamo le tende, e dopo la cena accendiamo il fuoco e ci godiamo lo spettacolo del cielo e l'allegria del rum jamaicano. Al risveglio nonostante sia meta' agosto fa un bel freddo ed e' tutto coperto, e ci mettiamo in macchina per arrivare alle cascate. Per me e' la seconda visita, ma quando arriviamo lo spettacolo mi colpisce molto piu' della prima volta, che quasi era stata una mezza delusione. Le falls sono piu' basse di quanto ci si aspetta, ma sopratutto, per colpa dei canadesi, sembra quasi di stare a Las Vegas, con la fila dei palazzoni degli hotel da 50 piani che sembrano li' apposto per distruggere la magia del luogo. Nel negozio dei souvenirs ci sono le repliche dipinti dei primi esploratori europei delle cascate, e che spettacolo che dev'essere stato a quei tempi con gli spazi ancora incontaminati.
Le cascate si visitano in qualche ora, si puo' prendere la "maid of the mist" e passare con la barca sotto le cascate (piu' potenti di un missile di adriano) o scendere a piedi, dalla parte americana sulle scale del "cave of winds" (piu' travolgenti dell'inter di mourinho). Se vi fermate la notte la parte canadese e' piena di hotel-casino' dove cercare la fortuna coi dollari rimasti, e vicino alla piazza c'e' un ristorante italiano che mi dicono non sia male, anche se c'e' sempre un po' di coda per entrare.
Col ritorno al campeggio inizia l'avventura, infatti i nuvoloni si trasformano in tempesta e anche grandine, temiamo per la sorte delle nostre tende ma quando arriviamo le troviamo ancora intere. Prendiamo al negozietto la legna per il fuoco durante la notte, ma appena l'accendiamo veniamo attaccati da dei procioni famelici ma riusciamo a resitere e sopravvivere alla lunga notte. Domenica mattina sbaracchiamo tutto e andiamo al lago a fare la grigliata di pesce e gamberetti e ad imparare la pericolosita' delle posizioni dello yoga, e poi e' ora di ritornare a casa.
GIORNO 1: La visita comincia da JFK, dove vengo lasciato dal mio collega dall'Iowa ma di origini norvegesi Erik e io vado alla ricerca di Dawy, vecchio compagno di classe delle superiori che e' venuto a trovarmi per una decina di giorni.
Trovo Dawy in grande agitazione (qua dicono excited, che a me fa ridere perche' l'associo con qualcuno in calore) per il suo sbarco sul suolo USA, ma quando prendiamo il bus navetta che ci porta a Times square rimane un po' perplesso dalla periferia newyorkese, che in effetti non viene quasi mai inquadrata nei film holliwoodiani. Ma in generale sono le tappe obbligate, i posti piu' da turisti e dai quali i locali si tengono ben alla larga che fanno sempre uno strano effetto quando si arriva a New York per la prima volta, perche' la fantasia e l'immaginazione spesso possono molto piu' delle capacita' degli architetti.
Comunque, dopo un salto all'ostello appena sopra central park nel pomeriggio siamo a passeggiare per Manhattan, fra Times square, il Madison square garden e il Rockfeller center, ed e' ormai sera quando arriviamo sotto l'Empire state building. Io ero salito una sola volta sulle torri gemelle, era il lontano 95, sull'Empire e' stata la prima volta e devo dire che la vista di notte con le city lights e' un grande spettacolo. Il mio amico Dawy pero' a questo punto iniziava a dare segni di evidente squilibrio da jet-lag, cosi' dopo una visita veloce ad un pub ci siamo ritirati nel nostro buco in ostello.
GIORNO 2: La mattina seguente abbiamo subito due esperienze paranormali, siamo in strada alla ricerca di una diner (dove fanno le classiche colazioni americane, bagels, pancakes, bacon, eggs, muffins etc) quando ci imbattiamo in un mendicante a cui evidentemente non siamo simpatici che ci tira dietro le poche monetine in suo possesso coprendoci d'insulti. Il mio amico Dawy rimane entusiasta dell'esperienza, e nei giorni seguenti continuera' a ripetere a sproposito l'insulto che ha imparato, "son of a bitch".
Alla diner incontriamo un'altra signora piuttosto strana, che ad un certo punto inizia a parlarci e ci vuole lasciare le scrambled eggs che ha avanzato. La signora non dev'essere in grande forma perche' quando fa per alzarsi dal tavolo cade a terra tirandosi dietro meta' tavola, ma poi si rialza senza gravi conseguenze. Siamo capitati in una zona abbastanza eclettica della city.
Ci facciamo un gran giro durante il giorno, in breve: da wall street a ground zero, poi arriva un acquazzone, poi prendiamo il battello che porta a staten island e che passa davanti alla statua della liberta', torniamo indietro e passeggiamo sul brooklyn bridge, poi attraversiamo chinatown (piena di cinesi) e quello che e' rimasto di little italy, che pero' almeno d'estate ha un aspetto piu' felice che a novembre, poi passiamo per soho dove ci fermiamo ad un pub a riprendere energie. Qua il mio amico Dawy, ormai lanciatissimo con l'inglese, chiede alla cameriera un suggerimento per un locale per la serata, lei ci indirizza in una zona di chelsea.
La prendiamo la metro per giungere alla zona consigliata, ci sono effettivamente un sacco di locali, ceniamo in un ristorante dove il menu comprende le tagliatelle, in quando Dawy dopo un giorno in america e' gia' in astinenza da pasta. I camerieri hanno un aspetto particolare, son tutti in canotta nera, Dawy sempre ben propenso alla conversazione domanda al cameriere consiglio su un locale dove lui andrebbe per trascorrere una bella serata in compagnia.
Sara' per l'inglese maccheronico ma il nostro ci scambia per una coppia gay e pensa lo stiamo invitando ad uscire con noi. Prima ci fa vedere la guida alla nightlife gay di new york, poi ci da appuntamento ad un localino alle 11, appena lui smonta dal turno. Noi insospettiti iniziamo a guardarci un po' attorno, ai tavoli son tutte coppie di soli uomini, e in strada altre coppie di fighetti passeggiano mano nella mano. Evidentement anche la tipa al pub nel pomeriggio aveva equivocato e ci aveva spedito nella zona gay di new york. D'altronde qua mi ripetono sempre che quando vedono un tipo vestito decente gli americani o lo prendono per europeo o per gay, con noi sono andati sul sicuro, ma d'altronde che cazzo ci fa una coppia di trentenni in giro da soli per new york?
Alla fine ci salviamo in corner e lasceremo il nostro amico cameriere ad attenderci al suo locale preferito, che per fortuna riusciamo a chiedere a due biondine in giro per festeggiare il loro compleanno le indicazioni per una zona meno a rischio. Cosi' dividiamo il taxi e ci ritroviamo all'avenue B dall'altra parte di NY in un disco club (che un po' mi ricorda il locale pieno di gnocca in centro a Lugano, come si chiama, l'experience ) in vago stile mediorientale dove ci si puo' fumare gli arghile' per 16$, le tipe son carine e disponibili al colloquio e dove facciamo conoscenza con dei simpatici tipi di Long Island ed una ballerina dalla lontana discendenza italiana. Alle 3, soddisfatti della nostra giornata american prendiamo il taxi che ci riporta all'ostello.
GIORNO 3: Grande relax, tutta la mattinata e' trascorsa a central park, dove ci fermiamo ad ascoltare un gruppo che fa musica jazz alla scultura di alice in wonderland e poi ci vediamo qualche innings di una partita di baseball, poi dedichiamo un'oretta allo shopping dei soliti gadgets di I love NY ad un mercatino sulla 5 e poi corriamo a prender il treno alla bellissima Grand Central station, che ci porta a white fields dove Erik ci aspetta per riportarci nella valle felice.
Letture intriganti - The Copenhagen Papers by Frayn & Burke
C'e' qualcosa di piu' potenzialmente esplosivo di due amici che s'ingannano a vicenda? Probabilmente no, a meno che, come in questo bel libricino, i due amici si fermino poco prima del disastro.
Il primo amico e', Michael Frayn l'autore di "Copenhagen", il play teatrale di successo dove si mette in scena l'incontro fra Heisenberg, il grande fisico al lavoro sull'atomica tedesca durante la seconda guerra mondiale, e Bohr, il suo amico e collega danese, uno dei fondatori della teoria quantistica e della nuova fisica del 900, nella Danimarca occupata dai nazisti. L'incontro e' avvolto nel mistero, cosi' come e' misteriosa la prigionia di Heisengerb e altri suoi colleghi tedeschi che alla fine delle ostilita' per diversi mesi vengono segretamente custoditi dagli inglesi in una villa di campagna, Farm Hall, col fine di capire quanto vicini fossero i tedeschi alla bomba.
L'attore David Burke impersona Bohr nel play di "Copenhagen", come Frayn e' affascinato dal mistero della storia e dall'amicizia (interrotta) dei due grandi fisici, ma e' anche un gran simpaticone, e decide di preparare questo scherzo al suo sceneggiatore: gli fa pervenire, spediti da una certa signora Celia, alcuni fogli che sembrano essere il diario tenuto durante la prigionia da uno dei fisci rinchiusi a Farm Hall. Frayn cade nella trappola, spera esaltato che questi nuovi documenti possano svelare cosa sia successo a Farm Hall, quanto Heisenberg sapesse davvero sulle reazioni nucleari, il suo rapporto con Bohr. Frayn inizia a tradurre i documenti, ne chiede a Celia di nuovi, chiede aiuto ad amici, fisici e traduttori coinvolgendoli nell'inganno.; fino a che, grazie alla soffiata di un altro attore, scopre di essere caduto in una trappola, il cui autore e' proprio il suo amico Burke.
La storia qua si fa complicata, perche' per non svelare l'identita' della spia Frayn non fa saltare completamente il gioco, e non rivela a Burke la scoperta. Burke da parte sua capisce che Frayn ha dei dubbi ma non puo' sapere che Frayn e' anche a conoscenza dell'autore dell'inganno. Sarebbe questa la situazione spettacolare e perfetta per scavare nell'animo e nel rapporto dei due amici, il truffatore coi sensi di colpa, l'ingannato con la vergogna e il rancore per essersi fatto imbrogliare, E invece qua lo scritto perde d'interesse, perche' invece d'entrare nell'intimo e nel personale gli autori cominciano a vagheggiare discutendo di realta' e percezione, mondi immaginari e possibili od impossibili e simili astrusita', e fanno finire tutto a tarallucci e vino e amici come prima. Rimanendo cosi' una lettura intrigante, ma anche un'occasione persa.
Contrariamente alla tradizione italica, l'estate negli stati uniti e' la stagione dei blockbuster e dei grandi incassi al cinema, in quanto all'americano accaldato e lontano migliaia di miglia dal mare non rimane altro che rifugiarsi in sala per godersi la frescura dell'aria condizionata e i popcorn immersi nel burro. Ed io, molto reattivo nell'assimilare gli usi e costumi locali, faccio lo stesso. L'annata scorsa era stata fantastica, in compagnia di Sam, tipa inglese appassionata di cinema horror non c'eravamo persi neanche un'uscita, quest'estate invece con Sara, fan dei megaeroi e degli action movies bisogna sapersi accontentare, ci son tanti film discreti ma nessun capolovoro. Ma eccoli qua in ordine di visione.
WALL-E (2008)
E' la delusione del gruppo, a causa delle esagerate Great Expectations, come scriveva Dickens. E questa piu' che una critica al film e' una critica alla critica: Immagino sia "cool" fra gli esperti cinematografici cantare lodi speriticate e lanciarsi in analisi immaginifiche e francamente imbarazzanti causa eccessivo lecchinaggio stile capigliatura di Panucci a qualsiasi cosa esca dagli studi della Pixar, geniale casa di film d'animazione. Cosi' io vado al cinema aspettandomi il capolavoro dell'anno, perdipiu' di fantascienza, e mi ritrovo con la solita storiella dell'eroe che trova l'amore e salva a modo suo il mondo (con l'aggravante che questa volta la tipa e' un robot asessuato).
Fra le cose che non funzionano, quella principale penso sia che da dei protagonisti-robot puoi cavare solo quel tot d'umanita' (sopratutto se riescono a spiccicare 2 parole di numero) e quindi d'interesse. Insomma, io per un robot raccogli-spazzatura simpatizzo anche, ma se i suoi circuiti di mille valvole vanno in tilt, beh, ce ne si fa una ragione e si passa a pensare ad altro. Un secondo importante problema e' che sara' il 50esimo film catastrofico degli ultimi 10 anni, mi son scassato i maroni di vedere citta' deserte e abbandonate, ormai son piu' prevedibili di uno scudetto all'inter (eheh). A sentire i soliti critici sembra quasi che WALL-E per la prima volta sugli schermi genialmene intuisca la cattiva strada sulla quale si e' messa l'umanita', quando invece questa e' chiaramente la tesi di base di tutto il genere fanta-catastrofista dai tempi della guerra fredda, anni 50 o giu' di li' direi. Inoltre, il citazionismo, in primis di "2001", talmente estremo da essere al limite del plagio. Con l'aggravante che HAL all'insubordinazione c'arriva quasi costretto dalla sua fragilita' (umanita'?) qua invece la rivolta arriva di punto in bianco, con i robot che decidono in modo bizzarro che e' ora di fare a modo loro.
Infine, qualcuno mi deve spiegare perche' in WALL-E l'uomo, abbandonata la Terra, debba volare nell'iperspazio, passare galassie e arrivare a milioni di anni luce di distanza e non si possa invece comodamente parcheggiare con la sua astronave in una comoda orbita attorno al sole, se l'obiettivo ultimo e' comunque far ritorno a casa. Ma come dicevo, non ce l'ho col film, e' la critica menzognera che mi fa incazzare. 3 secchielli al film e 0 biglie alla critica.
The Happening (2008)
Specularmente, se della PIXAR si puo' solo parlar bene delle nuove uscite di Shyamalan (il regista del Sesto senso) bisogna per forza dirne di tutti i colori, e' un po' il Mastella di Hollywood.
Invece The Happening si fonda su una felice intuizione, l'inspiegabile suicidio di massa degli abitanti delle grandi metropoli della costa Est, New York, Philadelphia e compagnia. Il film ben alimenta la curiosita' per la ricerca della causa scatenante della follia, sorprende e anche affascina e disgusta con le incredibili tecniche suicide che si sviluppano con il diffondersi prediso e quasi ineluttabile del contagio. L'altro aspetto interessante del film e' la direzione degli attori che costituiscono il piccolo gruppo di superstiti in fuga, che recitano come se posseduti da una calma e quasi fredda razionalita' mentre il mondo attorno a loro sta crollando. Al posto delle solite scene d'isteria e delle gesta da supereroi si rimane incuriositi dall'atteggiamento protagonisti, dalle loro reazioni di fronte al pericolo e alla orribile fine che si avvicina, e il film cosi' si guadagna 3 ombrelloni e una sdraio.
Kung-fu Panda (2008)
Un gigantesco panda (voce del grande Jack Black) viene scelto dal destino per combattere la grande minaccia al regno, la cattvissima tigre Tai Lung appena fuggita dalla prigione di massima sicurezza in cerca di vendetta. La vicenda e' simpatica, come direbbe Moratti, i personaggi ben riusciti, il ritmo sostenuto e un sacco di gags regalano a questo film 3 conchiglie e mezzo secchiello.
(fine primo tempo, la guida estiva al cinema continua col prossimo post con GET SMART, HANCOCK)
The Bridges Of Madison County, by Robert James Waller
E' forse in assoluto il primo libro di narrativa romantica che mi capita di leggere, l'ho iniziato alla festa di Pi, una ragazza croata che celebrava il quinto anniversario dei suoi 26 anni, e viste le dimensioni ridotte del tomo le ho chiesto se potevo prenderlo in prestito per finirlo a casa. La brevita' del romanzo e' anche una delle sue qualita' migliori, non perche' il libro sia una ciste, anzi, e' che cosi' questo Walker riesce a mantenere uno stile bello intenso e asciutto per tutta la lunghezza della storia, che, alquanto bizzarra, rischierebbe altrimenti di perdersi nel troppo assurdo o nel troppo mieloso. Tra l'altro nell'introduzione al romanzo Walker ci fa sapere com'e' nato il libro, dicendoci che la storia che sta per narrare e' realmente accaduta, dando cosi' piu' forte credibilita' ed emotivita' al racconto.
La storia mi aveva in un primo momento tratto in inganno, avendola scambiata per un romanzo "sociale" di celebrazione dell'individualita' in un ambiente chiuso nei suoi stereotipi e pregiudizi come quello dell'Iowa conservatrice, uno degli anonimi stati nel mezzo delgi stati uniti. Nelle atmosfere il romanzo mi ricordava quelle rurali di Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, con la sua gente forte e genuina, semplice e un po' rozza che cerca d'adattarsi a vivere nel miglior modo possibile in zone inospitali e dimenticate da Dio. Quell'America un po' mitica e romantica che paradossalmente sembra avere la forza di generare delle figure straordinarie, come le Idgie e Ruth dei fried green tomatoes (a proposito, una volta ho provato la ricetta e con mia grande sorpresa non e' stato un completo disastro) e la coppia di amanti dei ponti di Madison.
Lui, Robert, fotografo per National Geographic, e' nella contea per fotografarne i famosi ponti coperti dove incontra casualmente Francesca, moglie del fattore Richard casualmente in trasferta assieme ai figli ad una fiera di paese, e vivono quattro giorni di straordinaria passione carnale e comunione spirituale per poi lasciarsi per sempre e tornare alle loro vite "normali". Ma c'era un'aspetto del romanzo "sociale" che non mi tornava, come mai tutta questa fama per un racconto sull'esaltazione dell'adulterio pubblicato nel 1992? sarebbe forse stato "rivoluzionario" e d'impatto sociale se scritto 30 anni prima, ma non certo nell'anno in cui bill clinton entrava alla casa bianca. E infatti mi ero sbagliato, perche' con lo scorrere delle pagine la critica "sociale" scompare quasi completamente per lasciare spazio all'aspetto piu' privato e "spirituale' del rapporto fra i due amanti, i loro gesti, le loro parole la loro passione.
Ora io non sono un esperto di romanzi d'amore ma come dicevo Walker ha un'intuizione molto saggia scegliendo un passo semplice e snello puntando sulla forza emotivita del racconto, perche' invece la personalita' degli amanti inizia man mano a scricchiolare; quasi inesistente quella di Francesca, che si abbandona senza resistenze al rapporto con Robert, e troppo estrema quella del fotografo-viaggiatore solitario, che cita passi di poeti mentre amoreggia e si considera chissa' perche' l'ultimo cowboy sulla terra. E qui si dimostra anche molto azzeccato il "trucco" di Walker di rivelarci della veridicita' della storia, perche' quell'illusione riesce a tenerci incollati alle pagine del libro fino alla conclusione, molto ben riuscita, in cui Walker ci fa fare un salto di vent'anni e ci parla degli ultimi giorni dei due amanti e ci svela come siano riusciti a tenere il segreto della loro relazione negli anni. Alla fine sono ancora qua perplesso, perche' non mi e' chiaro se abbia letto un mezzo capolavoro o una mezza patacca, ma di sicuro e' una lettura che non lascia indifferenti.